De Andrè aveva la capacità di raccontare lucidissimi spaccati della società con pochi versi .
Cantava come se egli stesso fosse dentro il racconto o comunque come se fosse sullo stesso piano dei personaggi, sembrava guardarsi intorno e cantare ciò che vedeva. Ed è così che molte volte riesce a far vedere le cose da diversi punti di vista.
Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi, una bimba canta la canzone antica della donnaccia quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.
E se alla sua età le difetterà la competenza presto affinerà le capacità con l'esperienza dove sono andati i tempi di una volta per Giunone quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.
Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.
Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere per dimenticare d'esser stati presi per il sedere ci sarà allegria anche in agonia col vino forte porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.
Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone forse quella che sola ti può dare una lezione quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie. Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette quando incasserai delapiderai mezza pensione diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".
Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese ma se capirai, se li cercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.
La foto è stata scattata da un mio amico Fotografo
Domenica 22 Giugno ore 23:30 circa, una nazione in silenzio segue con
ansia gli ultimi minuti di Italia – Spagna.
A Genova in un circolo affacciato su una piazzetta una decina di persone
segue la partita, mentre qualche bambino gioca all’esterno.
Nel silenzio due spari.
In un lago di sangue un ragazzo giace a terra morto ammazzato.
Dopo trent’anni in cui niente e nessuno erano mai riusciti a piegarlo, ha
dovuto arrendersi alla legge del piombo.
Quel ragazzo io lo conoscevo.
Aveva avuto un passato, ma aveva anche un presente. Ma per molti, prima
fra tutti la stampa, aveva solo un passato.
Pregiudicato.
Poco importa se ora aveva trent’ anni, un lavoro, una ragazza e l’intenzione
di mettere su una famiglia…
Poco importa se tutti i reati gli aveva commessi tra i 16 e i 22 anni, e
per questo aveva pagato con la galera. Galera vera, durata anni. Eppure i suoi reati
seppur gravi, erano molto meno gravi di altri reati che si sentono tutti i
giorni e che costantemente restano impuniti.
Aveva pagato con anni di vita i suoi errori.
Pregiudicato.
Basta un articolo di giornale
con una foto e la lista dei reati affianco che la gente si scatena, il punto di
vista si rovescia: “Vittima? Quale vittima era un delinquente!”
Sulla pagine web del Secolo XIX, il commento è libero e la gente spara a
zero.
Immediatamente tutti gli abitanti di quel quartiere malfamato diventano
feccia.
Alcuni commenti sono cosi pesanti che la redazione è costretta a
censurarli.
Ma
io mi chiedo fino a che punto arriva l’ignoranza?
Come
si permette gente che nemmeno lo conosceva di giudicarlo?
Cosa
sanno di lui?
Cosa
sanno di che vita ha vissuto, di come è cresciuto, di che cosa ha passato?
Cosa
sanno della vita in questo quartiere?
Un
ragazzo di trent’anni è morto.
Stia
zitta la gente viziata abituata ad avere tutto dalla vita.
Certe volte ci si dimentica del posto in cui si vive.
Ci si ritrova così a seguire le regole sentendosi nel giusto.
Spesso ci si accorge che chi suddette regole non le rispetta viene trattato meglio di chi le rispetta.
Ma fin qui tutto normale direi, non va bene ma è la routine.
Si diventa un tantino nervosi quando si è testimoni del fatto che chi dovrebbe tutelare queste regole, o nel mio caso chi le ha stabilite, scritte e imposte, non solo fa figli e figliastri ma addirittura aiuta a trasgredirle.
Si prende così la decisione di andare a discuterne con tale persona, chiedendo spiegazioni.
E' lì, in cima alla piramide, si dovrebbe aver timore e reverenza, ma in certi momenti urge il desiderio di esprimere chiaramente ciò che si pensa.
Ed è quando costui, nonostante si trovi davanti una persona incazzata come una biscia, con un alzata di spalle e un sorriso ti propone di passare aldilà della barricata anche tu sotto la sua ala di favoriti , che ti rendi pienamente conto dello schifo di posto in cui ti tocca a vivere, e del futuro che ti aspetta.
ovviamente i documentari già presenti sono stati selezionati in base ai miei interessi, e se mai ne aggiungerò altri sarà sempre secondo questo criterio.
E qualcosa rimane, fra le pagine chiare e le pagine scure. E cancello il tuo nome dalla mia facciata, e confondo i miei alibi e le tue ragioni. i miei alibi e le tue ragioni. Chi mi ha fatto le carte, mi ha chiamato vincente, ma uno zingaro, è un trucco. E' un futuro invadente, fossi stato un po' più giovane l'avrei distrutto con la fantasia, l'avrei stracciato con la fantasia. Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro. Ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo, li puoi nascondere o giocare come vuoi, o farli rimanere buoni amici come noi. Santa voglia di vivere, e dolce venere di Rimmel. Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi, se per caso avevo ancora quella foto, in cui tu sorridevi e non guardavi. Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona, e quando io, senza capire ho detto "si", hai detto: "é tutto quel che hai di me", è tutto quel che ho di te. Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo, la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro. Ancora i tuoi quattro assi, bada bene di un colore solo, li puoi nascondere o giocare con chi vuoi, o farli rimanere buoni amici, come noi.